Di consigli contro queso eterno dilemma ce ne sono ovunque, tutti basati principalmente su soluzioni psicologiche. La mia personale soluzione a questa annosa questione sono i viaggi e la musica.
Con viaggio non intendo che sia necessario arrivare fino in Madagascar per andare alla ricerca delle parole perdute, ma basta semplicemente mettersi in macchina o, per chi teme di non riuscire a guidare e a creare contemporanemente, in autobus, sul treno. Basta un viaggio di poche ore. Magari per arrivare nella vicina città e ritorno.L’importante è che la mente non sia legata a nessun luogo, ma spazi liberamente attraverso paesaggi in movimento.
La musica è l’altra componente fonamentale. Non ci sono tipologie di musica partiolari, devono essere in tono con i nostri gusti anche se evito di usare musica italaina o musica straniera di cui ho ormai imparato le parole. Meglio qualcosa che non capisco ancora, qualcosa in cui i suoni assumo il significato che io voglio così da forzare la canzone ai pensieri e tracciare una sottile linea di una ancora friabile pseudotrama.
Se poi posso unire musica e viaggio allora la magia è completa e la storia bussa alle mie porte facendosi prepotentemente largo, pretendendo la mia attenzione e reclamando a gran voce il suo ruolo di prima donna.
E’ un alchimia fantastica: movimento e musica.
