Norma Corrotta “A piece of Mellora”

Stavo correggendo Norma Corrotta e non ho potuto fare a meno di commuovermi ancora una volta davanti a questo pezzo.

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Per l’angelo… per il meraviglioso angelo dalle ali nere che forse non conoscerò mai, perché il dolore che sento, il dolore che provo mentre tu cresci dentro di me è così forte da farmi gridare, ma stringo forte i pugni e proteggo ciò che è mio.
Tu sei mio!
Vorrei poterti parlare di me, di tuo padre, di quanto è accaduto il giorno in cui le nostre mani si sono sfiorate sul precipizio della morte, senza però intrecciarsi. Credevo di aver finalmente incontrato la fine, ma invece ho trovato qualcuno che come me era troppo estraneo al mondo per potersene sentire parte.
Nessuno ti parlerà mai di tuo padre dicendoti che era una persona buona o cattiva semplicemente perché nessuno di loro lo ha mai conosciuto. Lui era un demone, un demone appartenente alla tribù degli spider, un demone ragno, con magnifici capelli d’argento e grandi occhi azzurri. Anche io posso dirti poco su di lui, posso raccontarti che il tempo trascorso insieme era l’unico obiettivo della mia giornata e forse anche il suo, anche se continuava a nascondere il suo affetto dietro all’orgoglio di demone che poche volte lo abbandonava.
Era un ragazzo dolce e premuroso, il compagno che mi sono scelta liberamente e senza pentimenti.
Tutto ciò che di noi posso dirti è che eravamo due esuli che nella loro totale alienità hanno costruito un personale angolo di mondo.
Il mio sangue ribolliva ogni volta che lui mi guardava, o mi chiamava “stupida umana” per poi stringermi forte e sé e non lasciarmi mai andare. Era una follia… e noi eravamo folli. Non esistevano ragioni per spiegarla, se non la ragione stessa della follia in sé per sé.
Sono trascorsi molti mesi da quando Alec se n’è andato, e fra qualche giorno tu conoscerai la vita che lui ha perso troppo presto, tu unica prova della sua esistenza e del nostro amore. Tu che avrai me da uomo e tuo padre da demone. Tu che avrai ali nere e magnifiche per attraversare i cieli e diventarne il padrone.
Non conosco il mondo che ti lascio, non ho mai voluto conoscerlo. Ho preferito vivere isolata, qui nella mia stanza. Lontana da tutti, ma vicina all’unica persona che davvero contava, quindi, perdonami se non sarà un bel dono: la vita.
Vorrei poter vedere i tuoi occhi…
Vorrei udire i tuoi vagiti quando verrai al mondo…
Vorrei poter avere almeno il tempo di dirti che ti voglio bene.
Vorrei poter vedere le tue ali fendere il cielo… conoscere l’uomo che sarai.
Vorrei poter sentire le tue piccole dita intorno alle mie, mentre il tuo pianto e le tue risa riempiono il silenzio che da sempre mi circonda.
Grida Alex!
Urla forte la tua esistenza con la stessa intensità con la quale io ho taciuto la mia.
Non troverai affetto o occhi amorevoli che veglieranno su di te. Non troverai verità fra le parole che ti verranno rivolte. Non leggerai sincerità negli sguardi che ti scruteranno. Per questo tu, frantuma il loro fragile mondo fatto di pregiudizi, con il tuo urlo peno di vita. Urla, urla forte anche per me.
Sto piangendo…
Sto piangendo perché non potrò mai conoscerti, lo sento. Non potrò mai conoscere l’uomo che sarai. Ti immagino, però. Oh, che persona fantastica diventerai, tu che hai il sangue degli uomini e dei demoni mescolato nelle vene e le ali degli angeli.
Ti amo mio piccolo tesoro. Cresci sano e forte, conquista da solo ciò che ti spetta, perché io non posso lasciarti nulla se non il mio disonore, ma la tua grandezza si vedrà da come convivrai con il marchio che i pregiudizi altrui imprimeranno sulla tua pelle.
Ti amo, mio adorato figlio.