Gli errori più comuni degli scrittori fantasy – parte 1

Questa testimonianza emerge da un’esperienza che sto vivendo ultimamente, un esperienza che per quanto difficile è molto stimolante ed è anche un mezzo per analizzare meglio me stessa e lo scrittore di fantasy in genere. Dai molti romanzi letti di amici e conoscenti del web ho imparato a capire quali fossero le cose che mi infastidivano in una lettura fantasy e ad evitarle a mia volta. Nel corso degli anni queste precauzioni hanno migliorato nettamente il mio stile e devo dire anche quello di coloro a cui li ho fatti notare, quindi dopo aver indossato i miei occhiali da prof secchiona e saccentona, mi accingo a iniziare questa discussione troppo lunga per essere espressa in un solo post, quindi la dividerò in puntate.

Per la prima puntata il soggetto della discussione è:

Il bello, il buono, il brutto e il cattivo

Come tutti sappiamo il fantasy è incentrato per la maggior parte delle volte su una guerra fra due fazioni opposte. La maggior parte degli scrittori siccome parliamo di fantasy avrà la naturale tendenza a creare l’esercito del bene e l’esercito del male. E già qui mi verrebbe una gran voglia di afferrare un grosso cantone e tirarlo in testa al provetto scrittore. Perchè dico io bisogna dividere il mondo in buon e cattivo? Ma quando conoscete qualcuno la prima cosa che fate è scoprire se è buono o se è cattivo?
No, la prima cosa che fate è conoscerlo.
Classificando le due fazioni in bene e male avete impedito al lettore di conoscerle. Gli avete consegnato nelle mani due sacrosante verità e spifferato il finale della storia.
Mi complimento con voi, avete appena creato l’ennesimo libro fantasy che marcirà sul vostro HD o se vi siete autoprodotti nello scatole con cui ve lo hanno consegnato.

In questo momento non parlo da scrittrice ma da lettrice e devo ammettere con rammarico che la letteratura fantasy in generale non riesce ancora a discostarsi dall’input iniziale fornito da Tolkien e perchè no dai fratelli Grimm. Seguiamo ancora le strade tracciate da Terry Brooks e limitiamo la trama ad una guerra o a un viaggio on the road dei poveri protagonisti chiamati dal bene (che fra l’altro diventa un soggetto al contempo concreto che impartisce ordini e traccia destini).
Fate una piccola indagine di mercato e chiedete a chi non legge il fantasy perchè non lo fa. La maggior parte delle persone vi risponderà: perchè è scontato, non c’è mistero, non c’è tensione narrativa. Il bene alla fine vince sempre.
Il bene vince sempre e voi avete già diviso i vostri schieramenti in bene e male o luce e tenebra. Ma se invece aveste lasciato da parte queste due divisioni classiste e aveste creato due città che lottano per qualcosa, magari una fonte, un tesoro o che latro volete e avreste scavato nell’intimo dei protagonisti mettendo in risalto i pregi e i difetti di tutti senza discriminazione alcuna non avreste forse creato quello che il-non-lettore-fantasy lamentava?

Consiglio N.1
Il bene e il male lasciateli perdere, oppure scrivete favole per bambini. E’ un consiglio spassionato.

22 Commenti

  1. Davide ha detto,

    Ottobre 9, 2007 a 11:18 pm

    Mi dispiace fare il guastafeste, ma credo che quello della demarcazione troppo netta fra bene e male sia in fondo un falso problema nella letteratura fantastica.
    Il fantasy, per sua natura tratta con mondi nei quali, in miusura variabile, quelle che nel mondo reale sono astrazioni possono essere invece molto concrete.
    E’ difficile essere atei, scriveva Terry Pratchett, quando gli dei possono venire di notte a spaccarti le finestre di casa.

    In unmondo fantasy bene e male sonopoteri tangibili.
    Di conseguenza, una demarcazione bene/male è quasi inevitabile.
    Poi può essere sottile come in Dave Duncan o plateale come in Tolkien, ma di base c’è.
    Ciò non ammazza affatto la possibilità di giocare sulle sfumature e sulle ambiguità.
    Anzi – come sempre, quando si gioca con regole molto strette, la creatività viene stimolata.

    Il problema vero, forse, sta proprio nel fatto che si citino Tolkien, Brooks o i Fratelli Grimm come base di ispirazione.
    Troppa gente che vuol scrivere fantasy legge solo fantasy – o più in generale, troppi aspiranti autori di genere leggonosolo illoro genere di elezione.
    Spesso su un range molto molto stretto.

    E’ chiaro che conoscere i nostri predecessori ci aiuta – possiamo imparare le loro tecniche, evitare i loro errori.
    Ma forse una solida base in qualcosa di più profondo dell’ultimo best-seller a base di draghi ed elfi sarebbe auspicabile.

    Opinioni personali, naturalmente.
    Per quanto non ne condivida le posizioni, il primo post di questa serie è stato molto stimolante, e seguirò con attenzione i successivi.

    Buon proseguimento.

  2. thedigger ha detto,

    Ottobre 10, 2007 a 12:01 am

    @Davide

    Non sono completamente daccordo con la tua opinione; per quanto sia vero che spesso nelle ambientazioni fantasy facciano la loro comparsa divinità ed enti soprannaturali – e che quindi, come giustamente dici, bene e male siano poteri tangibili – non ne farei una regola generale. Nè credo che sia inevitabile una contrapposizione bene/male.

    Dipende, credo, dalla definizione che siamo disposti a dare del termine “fantasy”. Certo, se prendiamo come paragone i classici, allora questa contrapposizione sembra inevitabile. D’altro canto, io non limiterei il genere a Tolkien e compagnia bella (bella?), o ai loro emulatori.

    Personalmente, come la padrona di casa, preferisco i romanzi in cui non esistono divinità o distinzioni marcate tra luce e tenebre; ambientazioni in cui la magia o l’elemento fantastico sono uno strumento in mano ai personaggi, piuttosto che standard morali. Forse non è fantasy brooksiano, forse a volte è addirittura pretestuoso (ecco, ho scritto un giallo, ma il protagonista è un mago perché si!), ma davvero non ce la faccio più a leggere di Luce e d’Ombra.

  3. Davide ha detto,

    Ottobre 10, 2007 a 8:16 am

    Non ho mai inteso limitare il discorso ai tolkienoidi.
    Quella che tu descrivi viene oggi definita da alcuni “hard fantasy” – è un’etichetta come un’altra, perché non usarla.
    Una sorta di fantasy laico, qualunque cosa voglia dire.
    Penso alle storie di George R.R. Martin come un esempio del genere.

    Mi piacerebbe a questo punto però sapere dove tiriamo la linea di demarcazione fra “classici” e non.
    Peake è un classico?
    Leiber è un classico?
    Cabell? Morrison? Moorcock?

    Ma ancora una volta, io credo che quello della demarcazione morale sia un falso problema nel fantasy – al di là dei gusti personali.
    Esiste eccellente hard fantasy e pessima hard fantasy, così come esistono eccellente sword & sorcery e pessima sword & sorcery eccetera… creiamo una categoria arbitraria, e vi troveremo immancabilmente autentiche gemme e spazzatura.

    Il cattivo gusto (o semplicemente l’idiozia) nel presentare gli elementi dell’ambientazione – magia, spiritualità, esseri sovrannaturali – è un effetto, non la causa del fantasy spazzatura.
    La causa, io continuo a sostenere, è che chi scrive fantasy legge solo fantasy.
    Poco e male.

  4. marghe ha detto,

    Ottobre 10, 2007 a 1:47 pm

    Ciao Davide, hai espresso il tuo punto di vista in maniera abbastanza esauriente e mi fa molto piacere perchè questo significa che hai letto con attenzione il mio intervento e non ti sei limitato ad un commento di passaggio.
    Innanzi tutto permettimi di dire che concordo pienamente con te quando affermi che chi scrive fantasy non dovrebbe leggere solo fantasy. E’ l’errore più grande in assoluto. Personalmente preferisco intervallare i romanzi fantasy con almeno dieci libri di tutt’altro genere (romanzi storici, avventura, classici, saggi, testi filosofici ecc, gialli) anche perché si finisce per limitare l’universo fantastico nel quale ci si muove uniformandoti così alle regole degli altri scrittori senza mai creare le proprie.
    Il mio post ha voluto solo illustrare questa piaga della letteratura fantasy ovvero il perpetuarsi di regole e comportamenti impostati da altri autori, come questa dannata demarcazione assoluta fra bene e male che crea davvero delle situazioni di stallo nel genere narrativo.
    Sai qual’è la cosa più oscena quando entri in una libreria e cerchi un romanzo fantasy? Leggere le sinossi in quarta copertina. Si finisce per trovare una folla di romanzi identici l’uno all’altro in cui cambiano solo i nomi delle persone e delle città, ma alla fine la sostanza non muta. Certo c’è l’autore più bravo e quello più caprone, ma io lettore non lo saprò mai perchè quello che ho letto mi hanno già fatto capire che il libro non mi piacerà.
    Onestamente non amo classificare i sottogeneri di fanatsy perchè non ne sono capace, quindi non posso risponderti su questo punto. Posso però dirti che quando leggi un romanzo della Rice o della Carey leggi dell’ottimo fantasy e soprattutto non leggi di lotte fra luce e tenebre. Persino quando leggi la saga di darkover della Bradley che ormai è datata leggi dell’ottimo fantasy.
    Per quanto riguarda le divinità devo dirti che mi diverto ad usarle davvero tanto, mettendo però in mostra i loro pregi e difetti e non eleggendole qualcosa di sacro e inviolabile.Sconsacrarle e renderle bizzarre mi affascina.

    Thedigger un fantasy in chiave gialla? La cosa mi incuriosisce e non poco. Voglio saperne di più!!!

  5. Davide ha detto,

    Ottobre 10, 2007 a 4:27 pm

    In realtà stiamo parlando dello stesso fenomeno da angolazioni diverse.

    E’ vero, il panorama in libreria è squallido.
    Il criterio di valutazione è palesemente la riconducibilità a modelli cinematografici.
    Ed è incredibile come la degenerazione abbia richiesto pochi anni. Ma non voglio star qui a rimpiangere i bei vecchi tempi.

    I sottogeneri sono falsi, è vero, ma offrono etichette utili per capirsi senza lunghi giri di parole.
    Ed hanno un certo valore merceologico – se un editore americano stampa solo “sword & sorcery”, so su che registri dovrà essere il mio racconto per essere pubblicabile.
    Evito di spedirgli cose che rifiuterebbe a priori.

    Ho sempre trovato la Bradley irritante e farraginosa – in inglese se possibile è peggio che in italiano.
    E non credo di poter dire nulla di buono sulla Rice – salvo che forse la prima metà de La Regina dei Dannati è il più promettente inizio di dark fantasy mai pubblicato, però viene completamente colato a picco dalla seconda metà.
    Meglio Tanith Lee, o Gail Petersen, o Nancy Collins.

    Quanto al fantasy virato al poliziesco – mai sentito parlare di Randall Garrett e delle storie di Lord Darcy?

  6. thedigger ha detto,

    Ottobre 10, 2007 a 4:34 pm

    E’ un progetto a cui sto lavorando, anche se ultimamente procede a rilento per colpa dei preparativi per la laurea (e della mia pigrizia, ahimé). Se ti interessa mandami una mail (trovi l’indirizzo sul mio blog) e sarò più esaustivo.

  7. marghe ha detto,

    Ottobre 10, 2007 a 9:00 pm

    Non conosco nessuno degli autori che hai citato, davide, ma ti ringrazio comunque dei nomi, avevo proprio bisogno di nuovi input.

    Digger sto scrivendo la mail, ora te la invio

  8. Davide ha detto,

    Ottobre 10, 2007 a 10:42 pm

    Tanith Lee è probabilmente l’unica delle tre scrittirici vampiriche citate che riuscirai a trovare in italiano.
    Consiglio le vecchie edizioni reperibili su bancarella: talvolta la traduzione traballa, ma negli anni ‘70 pubblicarono della (allora giovanissima) Lee cose che oggi non avrebbero più il fegato di pubblicare – tipo “Nata Dal Vulcano” o “Non Mordere il Sole”/”Bevendo Vino di Zaffiro”.
    Di recente credo abbiano tradotto Black Unicorn – che però è una cosa per ragazzi.

    Randall Garrett pubblicò una serie di racconti e romanzi polizieschi ambientati in un mondo in cui la magia finziona – protagonista uno stregone forense, per usare la dicitura corretta.
    Da noi i libri sono usciti per la Fantacollana Nord una ventina d’anni or sono, e si trovano ancora sporadicamente su bancarelle o in librerie specializzate in remainders.
    Valgono ogni minuto ed ogni centesimo speso per rintracciarli.

  9. Jane and Hannah ha detto,

    Febbraio 29, 2008 a 7:47 am

    innanzi tutto buon giorno a chiunque leggerà questo commento…o buona sera,a seconda del momento.trovo molto interessante ciò che è stato detto nella “prima puntata”;sarebbe molto interessante per uno scrittore, ma penso anche altrettanto complicato,riuscire a proiettare il lettore talmente all’interno del racconto da farlo sentire giudice di avvenimenti e non semplice spettatore.ogni personaggio dovrebbe essere conosciuto ed analizzato da un occhio esterno,esterno ad ogni catalogazione che provenga dallo scrittore stesso,analizzato a prescindere di quello che dice colui che crea e che da vita ad ogni elemento fantasy.
    ossequi,
    love from
    Jane & Hannah

  10. Davide ha detto,

    Febbraio 29, 2008 a 9:47 am

    Mi faccio un po’ di autopromozione…

    Abbiamo appena finito (?) di discutere di mondi “immersivi” nel fantastico sul mio blog

    http://strategieevolutive.wordpress.com/2008/02/21/eroi-senza-storia/

    Interessante io credo ciò che dice Max Citi (che per chi non lo conoscesse è un ottimo narratore) riguardo ai mondi “autosimili” – vale a dire quelle creazioni letterarie che, a qualunque livello le si consideri, danno al lettore l’impressione di essere all’interno di quella realtà…

    Non che creare certe cose sia facile.
    Richiede UN SACCO di pianificazione.

  11. giuly ha detto,

    Aprile 10, 2008 a 11:57 am

    ciao, il discorso che avete iniziato mi ha molto interessato. Io ho solo dodici anni, ma è da quandosono più piccola che lego e scrivo. sulla questione di male e bene, non sono molto daccordo, deve essere presente, altrimenti non esisterebbe la storia in se. oppure sarebbe noiosa o banale. non dico che sulla contrapposizione si debba calcare molto, ma un minimo deve essere presente.
    ciao.

  12. Thullè ha detto,

    Aprile 22, 2008 a 7:05 pm

    La luce e l’ombra non sono così scontate, il bene ed il male fanno parte di noi e troppo spesso dimentichiamo la vera essenza della luce e quella dell’oscurità, i fantasy più sottili lavorano su un campo esoterico curioso e nasce l’alchimia delle emozioni…
    Queste storie ci ricordano che viviamo in un mondo che stiamo distruggendo, ci ricordano la miseria umana sotto un’ allegoria sognante… appunto fantastica

  13. Melina ha detto,

    Giugno 26, 2008 a 12:45 pm

    Ciao.
    Entro l’anno prossimo avrò terminato il primo libro della trilogia che sto scrivendo e mentre bighellonavo fra siti vari alla ricerca di qualcosa di interessante sull’editoria e cose varie, mi sono imbattuta nei tuoi consigli che, senza offesa, proprio non mi piacciono!
    Guerre, lotta fra bene e male, divisione fra personaggi buoni e quelli cattivi, secondo me sono alla base della letteratura Fantasy.
    Tanto vale allora eliminare gli elfi, i nani, i folletti e metterci a parlare di cani e farfalle!
    Se se parla di un romanzo rosa è naturale che alla fine vi sia un’unione fra due persone;
    Se si parla di un thriller è naturale che vi sia un morto;
    è così di un orror, un mostro;
    di un giallo, un mistero da risolvere!
    Se poi si vuole confondere il fantasy con il genere avventura e mettere i nostri personaggi alla ricerca di un banale tesoro perchè hanno trovato una mappa in qualche scantinato, senza un dio alle spalle, senza un mondo in pericolo, senza nulla del fantasy facciamo pure ma cerkiamo di non confondere i generi!
    Ovviamente sono una persona inesperta ma ho sentito di lasciare qui anche il mio parere…
    L’unico consiglio che vedrei lecito sarebbe quello di incentivare i giovani scrittori a dare un senso al loro romanzo, a lanciare un messaggio utile nella vita!
    Un saluto…

  14. Davide ha detto,

    Giugno 27, 2008 a 1:54 pm

    Detesto fare il guastafeste ma posso citare dieci o dodici eccellenti romanzi fantasy in cui non compaiono elfi, nani o altro ciarpanme.

    Cani o farfalle… e perché no?
    In effetti, “La Collina dei Conigli” è un fantasy che parla di conigli.
    E ci sono fantasy su topi, cani, gufi, talpe, cavalli…
    Il fatto che l’editoria ci martelli con cloni dell’opera di Tolkien o derivati da Dungeons & Dragons non significache l’unico fantasy possibile debba includere gli elementi standard di quell’autore o di quel gioco – il nano barbuto ed armato d’ascia (arma insolita, per un abitante delle caverne), l’elfo con l’arco (poco praticabile nei boschi), il drago sputafuoco e così via.

    Ed in effetti, il colossale problema del fantasy, al momento, è proprio la mancanza di originalità e l’adesione ad un modello che la maggior parte degli autori replicano senza capire.

  15. Melina ha detto,

    Luglio 2, 2008 a 8:54 am

    Caro Davide, questo è un blog libero è posso replicare quanto voglio! Anche io conosco molti romanzi in cui i protagonisti sono animali ma in sincerità non me la sento proprio di chiamarli fantasy. il fantasy classico è quello di cui parlo io, in cui vige un sentore di mitologia nordica…se non conosci documentati…
    impara a conoscere il genere ed a saper suddividere…i fantasy con gli anilmaletti da zoo li lascio a te!

  16. Melina ha detto,

    Luglio 2, 2008 a 8:57 am

    E tanto per ricordartelo: limitati a fare il tirapiedi

  17. Davide ha detto,

    Luglio 8, 2008 a 9:02 am

    Rispondo solo ora, di ritorno da una breve vacanza lontano dal computer.

    Melina, ma noi due ci conosciamo?
    Perché ho il forte dubbio che tu mi abbia scambiato per qualcun’altro.

    Quanto a documentarmi – sempre ben felice di imparare qualcosa di nuovo.
    Come ad esempio che esistono persone che fanno fatica a distinguere replicare (= riprodurre) da replicare (= rispondere).

  18. Melina ha detto,

    Luglio 14, 2008 a 7:57 am

    Hai ragione…
    Porprio non ci conosciamo, ringraziando Dio…Quando trovarei il mio romanzo in libreria ti consiglio di comprarlo e leggerlo. Dopo casomai scambieremo qualche parola più concreta. Abbiamo punti di vista diversi, tutto qui e non mi va proprio di mettermi a discutere con te. Le mie parole erano per Marge, non per te.
    Detto questo spero vivamente di non trovare risposte anche perchè a quel punto sarei io ad ignorarti. Buona Giornata.

  19. marghe ha detto,

    Luglio 14, 2008 a 9:22 am

    Innanzi tutto ciao a tutti. Scusate se non rispondo con la dovuta frequenza ma altri impegni mi tengono lontano dalla mia amata bloggosfera.
    Veniamo a noi. Melina il fatto che per te il fantasy si limiti a elfi e folletti è una palese dimostrazione del punto debole di questo genere che si riflette nella mancata apertura mentale tanto dei lettori quanto degli scrittori. Scrivere di elfi è folletti ecc ecc ecc è solo un continuo susseguirsi di plagi su palgi che portano alla creazione di opere anche interessanti ma mediocri dal punto di vista evolutivo del genere stesso, perchè impongono come baricentro qualcosa di letto e riletto fino alla noia. Quoto davide quando dice che si possono citare un sacco di scrittori che fanno ottimo fantasy senza mettere di mezzo queste povere creature ormai sfruttate e sottopagate e, aggiungo che impuntarsi così su modelli artefatti può soddisfare il mercato editoriale di massa, quello del leggi e fuggi, ma non da un relae contributo alla cultura fantasy. Certo ci sono scrittori che scrivono per la fama e i soldi e poveracci come me che vogliono provare a cambaire le regole del gioco. Alla fin fine non importa nemmeno riuscirci o meno, l’importante è lanciare il sasso nello stagno e sperare che la provocazione venga raccolta e il seme del dubbio germogli. Devo dire che visto il numero di ripsoste al post nel mio piccolo (anzi misculo) ho ottenuto l’effetto voluto. Ho lanciato il sasso e ho smosso qualcuno. Mi paicerebbe dire ragazzi scrivete infrangendo tutte le regole, ma il mercato purtroppo la fa da padrone. Povero Dante Alighieri se avesse scritto la Divina Commedia nel 2008 sarebbe stato cestinato con una lettera di diniego solo per ragioni di mercato e non avremmo avuto questo meraviglioso mattone della cultura letteraria mondiale. Non che quello che scrivo sia così degno di nota, ma fra tutti voi, fra tutti noi aspiranti scrittori quanti geni sono stati sacrificati in virtù del volgare denaro?

  20. Linda ha detto,

    Agosto 17, 2008 a 3:11 pm

    …Secondo me tutto sta nella maniera in cui si affronta il discorso. Magari ci può essere la “banalissima” lotta tra bene e male ma ricca di avvenimenti nuovi, di innovazioni, di finali non scontati… tutto sta alla fantasia dell’autore, non agli elementi in sè.
    Combinati con maestria e originalità elementi banali possono apparire nuovi e creativi.

    Mai generalizzare ;)

  21. Eli ha detto,

    Novembre 25, 2008 a 11:43 am

    Ciao, ho letto tutto con grande attenzione perchè state trattando un argomento che mi sta molto a cuore, e che per la prima volta mi sento di condividere con qualcuno ( è strano ma quando si parla con estranei vien più semplice essere sinceri, e di conseguenza porre tt le domande che ci premono di più senza preoccuparsi troppo).
    Ho diciannove anni e sebbene non sia affatto una donna fatta e finita e probabilmente ignoro moltissime cose sul mondo in cui viviamo, ho la presunzione di essere abbastanza portata nello scrivere e nel raccontare di mondi che non somigliano per niente al nostro.
    Per questo ho scelto di dedicarmi al genere fantastico, perchè non voglio avere nè costrizioni nè limiti,e lasciar vagare la fantasia per vedere sin dove riesce portarmi. Desidero un romanzo scritto per i bambini da una bambina (in effetti avevo poco più di dodici anni quando ho inziato questo percorso di scrittura), ma soprattutto sento la necessità di dover scrivere il libro che avrei voluto leggere quando ero piccola, ma che purtroppo non ho mai trovato in nessun scaffale di libreria.
    Naturalmene c’è sempre la paura di cadere in cose già dette…E forse è stato questo per me l ostacolo più grande.
    Allora mi sono messa il cappello da pensatore e ho detto: Dal momento che in questo mondo tutto è stato già detto almeno due volte, perchè non prendere anche io qualche pezzetto di quei racconti che mi avevano tanto appassionato da bambina e sconvolgerli a tal punto da renderli quasi irriconoscibili ma capaci di dare comunque al lettore quel senso di familiarità e confidenza cn la mia storia, che è un po come passare per la seconda volta in una stradina di qualche città visitata quando si era ancora bambini, e riconoscere magari un elemento che si pensava dimenticato.Insomma voglio che il mio romanzo sia unico e completamente libero da qualsiasi regola ma che nello stesso tempo porti con se tracce di quei meravigliosi scrittori che a suo tempo mi hanno insegnato l arte di sognare.
    Questa è una piccola tecnica che mi sono ricamata addosso, ma che magari è comune a tutti gli scrittori o forse non è altro che un madornale errore da cercare in tutti i modi di evitare.
    Scrviere un racconto fantastico per me vuol dire sfuggire in tutti i modi dalla relatà, guardare il mondo con gli occhi della fanciullezza e cercare di tornare ad essere appunto quella bambina che un tempo credeva agli elfi, ai Nani ( che non per forza devono tenere in mano un ascia e avere la barba) alle fate, e tornare ad avere l convinzione che anche gli alberi potrebbero parlare se qualcuno li ascolta, e che non è poi così strano vedere un coniglio bianco parlante che se ne va in giro con il panciotto e l orologio da taschino.
    La lotta tra bene e male? Può esserci o non esserci, dipende da quello che vedi tu nel momento di seguire alice nel paese delle meraviglie.
    Eli.

  22. Eli ha detto,

    Novembre 25, 2008 a 12:54 pm

    Un ultima cosa, veramente si tratta di una domanda che pongo a chiunque volesse rispondermi: è comune a tutti gli scrittori quella sorta di Grillo Parlante seduto da qualche parte nel cervello che nei momenti più impensati ti suggerisce nuove frasi, nomi o scene relative al libro che stai scrivendo come improvvise ispiazioni, e non ti da mai tregua? A me capita in continuazione soprattutto quando non ho dietro carta e penna per potermi segnare quello che mi balza nella testa,e spesso alcune di queste sorprendenti apparizioni vengono perdute da qualche parte nel retrobottega della mia mente per poi, al momento opportuno, ritrovarne solamente alcune…
    E’una cosa comune a tanti o devo entrare in analisi?????
    Se qualcuno ha la cortesia di rispondermi, lo apprezzerei immensamente….
    Un ultima cosa ( l ho già detto prima, lo so…) qualcuno ha qualche suggerimento su come ( dettagliatamente) si fa, una volta completato il manoscritto, a tentare di farlo pubblicare… ????????????? :-)
    Grazie Grazie a chiunque voglia dare una mano a questa ragazzetta con manie letterarie….


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